Il Monte Rosa, oggi come un tempo, domina la testata   dell'Alta Valsesia sovrastando con le sue nevi perenni i due abitati di   fondovalle Alagna e Riva Valdobbia.

Circa 800 anni fa la Valsesia aveva il suo punto   più estremo, a nord, nell'abitato di Pietre Gemelle, dove la piana del Sesia si   allarga ed i boschi lasciano il posto a pascoli e campi pianeggianti,   nell'odierno comune di Riva Valdobbia: era ritenuto ardito, per non dire   impensabile, l'insediamento stabile nei territori più a nord, alle pendici del   Rosa, che venivano sfruttati solamente come pascoli temporanei ai piedi dei   quattro grandi alpeggi di Otro, Mud, Bors e Olen.

Il clima rigido tenne lontani i contadini   valsesiani, ma favorì invece l'insediarsi dei primi coloni Walser che vi   giunsero dal Vallese negli ultimi decenni del XIII secolo, spingendosi di valle   in valle, attraverso una colonizzazione molto discreta e profondamente   rispettosa del territorio.

Abituati da secoli alla vita in alta montagna i   Walser seppero trarre dal territorio tutto ciò che serviva loro per sopravvivere   e conservarono usi, costumi e lingua del luogo di origine oltre che uno stretto   legame, anche commerciale, con le popolazioni della stessa etnia stanziate nelle   vallate sugli altri versanti del Rosa.

Tradizioni, abitudini e la lingua, una versione   arcaica dell'alemanno, si sono mantenute nei secoli fino ad oggi,   caratterizzando l'abitato così come i suoi abitanti.

Agli inizi del Quattrocento i Walser formavano ad   Alagna un gruppo sociale compatto benché fossero divisi territorialmente in   diversi piccoli insediamenti, indipendenti ed autosufficienti, ciascuno   circondato dalle relative distese di pascoli e campi. Le case, come ancor oggi   si può vedere, erano tutte vicine tra loro, tanto che i tetti arrivavano a   toccarsi perchè il passaggio tra una casa e l'altra non fosse impedito dalla   neve durante l'inverno.

Ogni frazione era provvista del proprio forno per   il pane, della fontana e di una cappella; ogni gruppo di frazioni disponeva di   un mulino e di una segheria nelle immediate vicinanze. Lo sfruttamento del   territorio era regolato da statuti molto precisi e riportato minuziosamente in   registri frazionali o d'alpeggio, in modo tale che non si verificasse mai un   sovraccarico di animali o persone, che avrebbe impoverito la zona a scapito di   tutti.

Osservando la stupenda armonia della baita walser   di Alagna, composta da un continuo ripetersi dello stesso modulo, si ha   l'impressione che la comunità walser sia stata nei secoli particolarmente dotata   di sensibilità artistica ed estetica. La disposizione delle case di ogni gruppo   frazionale riflette l'impostazione equilibrata ed ordinata dei suoi abitanti, e   permetteva a ciascuno di usufruire delle risorse comuni quali luce e sole in   modo imparziale. Unità di materiali, parallelismo dei tetti, ripetizione di   griglie e moduli non sono altro che "il prodotto esteriore dell'armonia   interiore, etica e sociale, che esisteva tra le famiglie e in tutta la comunità"   . Lo schema distributivo delle abitazioni teneva conto e rispettava la natura   circostante, assecondandone le caratteristiche al fine di ridurre al minimo i   rischi di catastrofi naturali.

Così, soddisfacendo principi etico-naturalistici,   essi ottenevano un risultato esteticamente appagante, oltre che estremamente   razionale dal punto di vista della ripartizione e dello sfruttamento delle   risorse. Ma è con l'attenta osservazione delle chiese e degli oratori che si   intuisce quanto sia stata fondamentale per la comunità la ricerca del bello,   quale mezzo per raggiungere l'elevazione spirituale.

Oltre alla chiesa parrocchiale si contano ad   Alagna ancor oggi 10 oratori frazionali, più un elevato numero di cappellette   dislocate sul territorio, sorte per rispondere all'esigenza di spiritualità in   un'epoca nella quale l'incertezza ed il senso di precarietà erano largamente   presenti nell'animo umano.

Gli alagnesi hanno da sempre manifestato il   desiderio di avvicinarsi al Rosa, da quando, fin dal 1800 numerosi alpinisti e   turisti, soprattutto inglesi, si lanciarono alla conquista delle vette delle   Alpi e alla scoperta etnografica dei popoli stanziati in alta   montagna.

La vocazione di accoglienza turistica non tardò a   manifestarsi nelle famiglie alagnesi, che trasformarono il piccolo centro   agricolo pastorale in una stazione di villeggiatura all'avanguardia, frequentata   da personaggi di rilievo tra i quali anche membri della famiglia reale, tra   tutti la Regina Margherita alla quale è dedicato l'omonimo rifugio a 4559 metri   sulla Punta Gnifetti.

Alcuni anni prima, nel 1872 fu fondato il Corpo   Guide e Portatori, secondo in ordine di fondazione solo a quello di Courmayeur,   che divenne un punto di riferimento per alpinisti ed   escursionisti.

La bellezza dei paesaggi ed il fascino dei   ghiacciai, attirarono un numero crescente di appassionati ed estimatori, ma il   raggiungimento delle vette rimaneva un'impresa riservata a pochi, a causa della   notevole distanza da coprire.

Già nell'immediato dopoguerra un imprenditore   alagnese, Enrico Grober, volle avvicinare i turisti alla montagna con la   costruzione di una ovovia che dal centro del paese raggiungeva la Valle di Otro   nel suo punto più panoramico, il Belvedere. L'impianto fu inaugurato nel 1948 e   venne successivamente ampliato con l'aggiunta di due skilift rimanendo in   funzione fino al 1971.

Ma l'obiettivo di maggior interesse rimaneva   sempre il Rosa, che fu oggetto di diversi progetti funiviari, tra cui anche un   collegamento con i preesistenti impianti di Otro. A tal proposito venne fondata   nel 1948 una società con l'incarico di raccogliere fondi all'uopo, denominata   Funivia del Monte Rosa.

Le difficoltà tecniche e finanziarie non   favorirono una veloce realizzazione del progetto, finchè nel 1965, grazie   all'entusiasmo e alla disponibilità dell'ing. Giorgio Rolandi si concretizzò   l'idea di collegare con un impianto funiviario Alagna con il suo Monte   Rosa.

Il tracciato della nuova funivia non prevedeva più   l'arrivo al colle d'Olen e la conseguente connessione con la valle di Gressoney,   ma attuava invece, in tre tronconi, il collegamento del paese direttamente con   il ghiacciaio di Indren, a 3260 metri di altitudine.

La funivia definita "una creazione romantica,   realizzata con strumenti d'ingegneria d'avanguardia" aveva uno sviluppo totale   di 7300 metri e copriva un dislivello totale di più di 2000   metri.

Questa nuova funivia apportò notevoli cambiamenti   nel tessuto sociale ed economico dell'alta Valsesia e del paese in particolare,   che conobbe un'epoca di sviluppo turistico, con l'istituzione della Scuola di   Sci e lo sfruttamento del ghiacciai anche in periodo estivo. Anche l'alpinismo   ebbe un notevole incremento, poiché grazie al collegamento, la Capanna   Margherita e le vette del Monte Rosa divenivano improvvisamente più   accessibili.

Le piccole cabine rosse e bianche continuarono a   trasportare turisti estasiati sulle nevi eterne dei ghiacciai di Indren e Bors   per più di trent'anni ma, con il nuovo millennio divenne sempre più sentita   l'esigenza di un impianto più moderno ed in grado di soddisfare il numero sempre   crescente di utenti.

L'offerta turistica venne ampliata e migliorata,   grazie alla costruzione di una nuova telecabina che idealmente si riallaccia   agli antichi progetti, ripercorrendo la strada, abbandonata da mezzo secolo, del   Colle d'Olen.

Con la costruzione della nuova stazione intermedia   di Pianalunga ed il tratto funiviario che la unisce al colle dei Salati,   raggiungere le piste di Gressoney è diventato facile e divertente, nonché   accessibile a tutti ed il Monterosaski è diventato una realtà tangibile e non   solo ideale.

Grazie a questo nuovo collegamento, che ha il suo   fulcro proprio nello storico Colle d'Olen, con il suo rinato rifugio, l'offerta   sciistica del Monterosaski è completa e articolata, capace di soddisfare le   esigenze di qualsiasi sciatore, dal principiante all'amante del free ride più   estremo.

Pur unite da un unico comprensorio sciistico   Gressoney, Champoluc ed Alagna hanno ciascuna mantenuto alcune caratteristiche   peculiari.

Alagna ha un fascino da scoprire con attenzione,   che non si rivela ad uno sguardo superficiale. Gli scorci pittoreschi delle   frazioni ancora intatte, l'atmosfera raccolta del paese, l'esuberante presenza   della natura ricca di luci, suoni e profumi, l'accogliente ospitalità della sua   gente, la sensazione di scoperta che caratterizza tutti quei luoghi che non   hanno venduto l'anima al turismo, ma la offrono volentieri a chi si avvicina,   sono tutti aspetti che fanno di Alagna un luogo privilegiato nelle   Alpi.

La ricchezza di proposte offerte da guide alpine e   maestri di sci non mancherà di sorprendere anche i turisti più esigenti,   spaziando dall'eliski allo sci di fondo, dalle escursioni con snowshoes alle   scalate invernali di cascate.

Ma Alagna non è solo sci e sport invernali:   l'estate è un periodo particolarmente favorevole per visitare le vallate   all'intorno e gli alpeggi, per sperimentare l'ebbrezza di una ferrata, oppure   per dedicarsi alla scoperta degli aspetti culturali della zona attraverso i   percorsi ecomuseali ed artistici, senza naturalmente dimenticare il Rosa come   meta sempre ambita da alpinisti e scalatori di ogni nazionalità.

 

Situazione piste
Situazione impianti
Situazione meteo
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